Come impariamo

L’allievo e la sua esperienza di apprendimento

Una ragazza si presenta ad un istruttore esperto di tiro con l’arco e gli chiede di insegnarle a tirare. L’esperto sa esattamente cosa si prova a fare un tiro correttamente ma sa anche (ricorda) quanto è stato difficile imparare.
Ma vuole aiutare la ragazza e si chiede quale sia il modo migliore per insegnarle a tirare, quale tipo di assistenza fornirle e quando questa assistenza deve diminuire o cessare perché possa fare un tiro autonomamente.

Sa anche che una situazione educativa ideale per l’apprendimento deve essere aperta e favorevole agli allievi.

Possiamo ipotizzare che la ragazza (già di per sé motivata) potrà apprendere se sarà messa nella condizione di familiarizzare con il compito, se ci sarà una comunicazione aperta, se la sua attenzione sarà diretta verso gli aspetti più rilevanti del compito, se si saranno creati livelli di attivazione ottimali ed un equilibrio tra esercitazione e riposo.

A questo punto è d’obbligo farsi una domanda.

Gli istruttori (allenatori, educatori, docenti, etc.) sanno insegnare?

Molti non sanno insegnare. Possono sapere tutto della materia che devono insegnare, possono essere bravissimi tecnici, ma non hanno la capacità di rapportarsi con gli allievi. Non sanno rendersi simpatici, non sanno destare l’attenzione, non sanno instaurare un dialogo, non riescono a suscitare un effettivo interesse. Senza mai dimenticare che chi vuole apprendere non vuole essere aiutato, ma vuole essere aiutato a fare da solo.

Perché allora non integrare le proprie conoscenze “tecniche“ con conoscenze di psicologia dello sport e soprattutto di pedagogia che è in grado di soccorrere, oggi, chi ha veramente la volontà di imparare ad insegnare.

Il compito si fa ancora più delicato quando l’insegnante è un istruttore sportivo di giovanissimi in quanto non può prescindere da un ruolo di educatore.


Familiarizzare con il compito

Di fronte ad una situazione non familiare, ammettiamolo, siamo tutti un po’ ansiosi.
Tornando alla ragazza che vuole apprendere a tirare con l’arco l’istruttore preparato sa che, per stabilire una buona comunicazione con l’allieva, deve, per cominciare, spiegare i diversi aspetti del tiro con l’arco. Successivamente deve dimostrare le diverse componenti dell’attività per far sì che l’allieva abbia un quadro completo delle azioni che dovrà svolgere.

Stabilita una comunicazione aperta, cioè a due vie, l’allieva si sentirà libera di far sapere all’istruttore quali sono le sue necessità e le sue aspettative.

Sappiamo anche che la capacità dell’attenzione umana è limitata. Potrebbe quindi verificarsi un sovraccarico di informazioni fra la descrizione verbale dell’azione motoria da eseguire e la sua dimostrazione visiva. Fornire una quantità eccessiva di informazioni può costituire un ostacolo.


Dirigere l’attenzione

Dal momento che la capacità attentiva, come dianzi accennato, è molto limitata, l’istruttore dovrà insegnare all’allieva a focalizzare la sua attenzione sugli aspetti più pertinenti dell’atto motorio che sta eseguendo.

Nel momento stesso in cui un tiratore con l’arco si trova nel momento più critico della sua abilità (rilascio), viene distratto dal pianto di un bambino che si trova dietro la linea di tiro. Questo suono lo distrae perché entra nel suo spazio attentivo che può gestire solo una limitata quantità di informazioni.
Il pianto del bambino, “invadendo“ lo spazio attentivo del tiratore (che, come abbiamo visto, è limitato), gli impedisce di focalizzarsi su aspetti più rilevanti , provocandone "l’esclusione“.
A questo punto il tiratore rinuncia al tiro, cerca di esludere dal suo spazio attentivo il pianto del bambino impossessandosi di nuovo delle informazioni più rilevanti per l’esecuzione del tiro (informazioni interne - feedback - provenienti dal movimento che sta eseguendo) .

Sembra che la capacità attentiva, oltre ad essere limitata, sia anche seriale .
Ci si può concentrare cioè prima su una cosa e successivamente su un’altra. Difficilmente su due cose contemporaneamente, come l’uso del telefonino durante la guida.

In un compito autoregolato come è quello di tirare con l’arco l’allieva ormai divenuta abile tiratrice e che sa di dover fare la cosa giusta al momento giusto si mette:

in ottime condizioni di rilassamento
a cui far seguire

brevi immagini (una raffigurazione mentale della azione programmata)
a cui far seguire

l’attenzione a uno stimolo specifico (allineamento per es.)
che porta alla

esecuzione (attuandola senza prestare attenzione cosciente all’azione)

senza cioè pensare! L’azione si svolge da sola (flow).

 

n.b. — per la bibliografia si rimanda ai testi elencati nella nostra Libreria.

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