Pubblicato sulla rivista  "Arcieri " n°1 - 2010

Programmare un piano didattico efficace, come per qualsiasi progetto, è abbastanza laborioso e richiede la conoscenza di tutti i meccanismi fondamentali della prestazione umana che sono alla base dell’apprendimento motorio. La conoscenza di questi meccanismi è essenziale per poter attuare una strategia operativa che aiuti gli individui a raggiungere i loro obiettivi.

 

Un possibile metodo  (allenamento del rilascio)

Prendiamo il caso di Alice, una donna di circa trent’anni che pratica il Tiro con l’Arco da molti anni. Alice non ha mai sviluppato un buon rilascio.

Stanca di questa situazione che non le ha mai permesso di migliorare la sua prestazione, decide di rivolgersi ad un esperto allenatore: Francesco.

Per poter affrontare questo compito Francesco prepara il seguente piano didattico.

L’Allieva. Alice tira con l’arco da circa 15 anni e possiede molte delle capacità connesse alla disciplina: coordinazione tra gli arti, fermezza braccio-mano, tempo di reazione, sensibilità propriocettiva, capacità attentive, resistenza allo stress, desiderio di affermazione ed altro. Ha un buon livello di fitness, un buon grado di mobilità articolare e non presenta alcuna controindicazione alla pratica sportiva agonistica. Alice è destrimane con occhio dominante destro.

Possiede inoltre una caratteristica antropometrica interessante riferita alla proporzione degli arti superiori. Il rapporto tra la lunghezza dell’omero e quella dell’avambraccio (indice brachiale) è, nell’europeo adulto, =74 (avambraccio circa ¾ della lunghezza dell’omero). Nel suo caso è leggermente superiore. Questo fatto le facilita il conseguimento di un ottimo allineamento.

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Obiettivo dell’apprendimento. Il suo rilascio richiede probabilmente una completa revisione più che un perfezionamento; è quindi necessario che Alice sia sottoposta all’apprendimento del programma motorio. Dovrà successivamente generalizzare la sua prestazione da un contesto di allenamento ad un contesto target (di gara). Avrà successivamente bisogno di sviluppare l’abilità di rilevazione e correzione dell’errore per essere in grado, da sola, di valutare e correggere il suo rilascio.

Il rilascio. L’azione del rilascio è una attività motoria complessa la cui qualità ha una incidenza fondamentale sul risultato (migliore è il rilascio minore sarà il paradosso).
Shoulder
Il rilascio coinvolge principalmente pochi gruppi muscolari (romboide, trapezio medio-basso , deltoide posteriore, bicipite del braccio della corda, flessori della mano della corda) e richiede un preciso e costante posizionamento delle dita sulla corda, dell’avambraccio (allineamento sul piano orizzontale e verticale) e della spalla della corda (retro-posizione). Il rilascio inoltre avviene come risposta a più stimoli (uditivo, propriocettivo e visivo) che provocano il rilassamento delle dita ( che, in un buon rilascio, vengono quasi “attraversate“ dalla cordicella) tant’è che osservando il rilascio di arcieri evoluti si nota che la mano resta (al rilascio e durante il follow-through) quasi nella stessa posizione . Il resto dell’azione avverrà correttamente se l’arciere non ha perso la “connessione con la muscolatura dorsale” (back tension). Qui entra in gioco anche un’altra importante capacità : il tempo di reazione (risposta ad uno stimolo). Nel tiro con l’arco siamo in presenza di una peculiarità, suffragata da tests sperimentali : il momento percettivo (suono e /o vibrazione del clicker ) coincide quasi con il momento reattivo (rilascio), circa 74 ms. Un TR così basso, secondo gli sperimentatori, non può essere la risposta al solo stimolo uditivo, ma ad un insieme di stimoli: tattile, uditivo e propriocettivo (i sordomuti tirano usando il clicker).

 

Nel contesto agonistico. L’obiettivo di Alice è quello di effettuare dei buoni e ripetitivi rilasci in situazioni competitive di Tiro con l’Arco dove ci sarà un pubblico più o meno rumoroso, spettatori che saranno in grado di valutare, numerosi altri concorrenti (che aspirano al successo). Inoltre, nel contesto target, è presente una pressione temporale dal momento che Alice potrebbe ritrovarsi spesso con poco tempo a disposizione per effettuare i suoi tiri in maniera produttiva (scontri diretti).

 

Come procedere:

Francesco si convince che Alice ha sviluppato, negli anni, un programma sbagliato per l’esecuzione del rilascio. Deve quindi modificare la struttura fondamentale del rilascio. E lo fa proponendo una esecuzione del rilascio come farebbe con un principiante che prende in mano un arco per la prima volta (riparte cioè da un fondamentale).

Inizia quindi a spiegare verbalmente (istruzioni) e a dimostrare visivamente (dimostrazioni) come si esegue un rilascio servendosi inizialmente di una banda elastica (simulatore).

 

Francesco non dimentica di porre l’accento sulla nozione di concatenazione (sequenza). Spiega cioè che il rilascio (singolo atto motorio) fa parte di un insieme di atti motori (come l’anello di una catena) che devono essere appresi ed eseguiti nella giusta successione. All’approccio verbale fa seguire una dimostrazione della concatenazione del gesto motorio completo. La dimostrazione in effetti fa sì che l’allievo imiti il significato del gesto motorio: tutto il resto deve essere costruito.

Qua entra in gioco, prepotentemente, la memoria che è unafacoltà costruttiva”. Tutti i dati informativi vengono immagazzinati con opportuni criteri in “scaffali” come farebbe un diligente bibliotecario con i suoi libri che, in ogni momento, devono poter essere consultati ed utilizzati.

Abbiamo parlato di gesto motorio costruito e, forse, l’esempio più calzante per noi è quello di paragonare i libri a “pezzi prefabbricati” cioè a dei “mattoni”. Per costruire il muro noi abbiamo a disposizione i mattoni (gli anelli della catena o i “pezzi” del muro) che devono essere disposti secondo i criteri di una “scienza delle costruzioni”. L’atto finale di questo processo di apprendimento consiste quindi nel disporre i “mattoni” in una serie ordinata, sempre meno variabile ed, in più, efficiente ed economica.

 

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Il gesto motorio del tiro con l’arco (pattern di movimento) è un atto motorio complesso ed altamente raffinato i cui automatismi sono in grado di generare il movimento “inconsciamente” ed in piena libertà dal contesto in cui è stato appreso.

 

Francesco torna quindi alla dimostrazione del rilascio. Fa vedere come la mano si rilassa con un elastico trattenuto dal piede e teso lungo la gamba dx (si rilassano i flessori della mano dx inibendo i movimenti parassiti e lasciando la mano - rilassata - a leggero contatto con la gamba); i recettori cutanei trasmetteranno in questo caso le informazioni relative alla pressione e al tatto. Questo semplice esercizio è importante per la percezione della “tenuta“ dei flessori e del loro successivo rilassamento (caduta della tensione).

 

 

Francesco dimostra ancora il rilascio e fa vedere come la mano si posiziona dietro il collo con un movimento fluido (la mano segue la linea della mandibola e gira attorno al collo) e l’avambraccio sviluppa così una linea di forza con una traiettoria non più lineare ma, come sostiene il più accreditato allenatore internazionale Kisik Lee, ”angolare”.

Francesco chiede quindi ad Alice di eseguire il rilascio separatamente (pratica parziale) e continua a fornire i feedback verbali e una dimostrazione visiva tutte le volte che Alice lo richiede. Suggerisce inoltre ad Alice di eseguire il rilascio ad occhi chiusi per poter affinare la percezione del movimento (feedback propriocettivo intrinseco) .

Francesco si rende conto che Alice, a questo punto, ha bisogno di una ulteriore importante fonte di informazione, quella visiva (feedback esterocettivo: proveniente cioè dall’esterno del corpo). Gliela fornisce facendole effettuare il rilascio davanti ad uno specchio. Dopo una serie di esercitazioni durante le quali si astiene dal fornire alcun tipo di informazione, le suggerisce di effettuare due o tre rilasci ad occhi chiusi e due o tre rilasci guardandosi allo specchio (esercitazione a blocchi).

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Francesco decide adesso di introdurre l’uso dell’attrezzo (arco scuola) con tiri su un paglione vuoto a 5 mt. Si approfondisce a questo punto un elemento “fondamentale“. Antonio suggerisce ad Alice l’uso di una buona patelletta (senza l’appoggio per il mento e con un buon distanziatore che evita di stringere la cocca). Passa quindi a dimostrare l’aggancio della corda (posizionamento tattile/visivo delle dita sulla corda), senza trascurare l’altro elemento della catena che è la mano dell’arco. Adesso Alice deve riprodurre lo schema appena appreso e dovrà farlo con molte ripetizioni (automatismo) concentrandosi unicamente sulla ri-produzione dello schema corretto.

Alice si allena così per molto tempo, fin quando può dimostrare di avere bene appresa l’esecuzione del nuovo schema di rilascio.

Francesco si rende conto che può aumentare le richieste di identificazione dello stimolo introducendo l’uso del clicker. Chiede quindi ad Alice di concentrarsi sulla produzione dello schema corretto e fornisce ancora feedback prescrittivi relativi all’adattamento del nuovo programma. Si sofferma sul significato della fase di mantenimento-trasferimento per un ottimale impegno dei dorsali (back tension) e dà una dimostrazione visiva di cosa intende dire. Suggerisce inoltre di dare, al momento dell’ancoraggio, una rapida occhiata al clicker (2/3 mm di punta).

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Si ritorna. A questo punto, alla esercitazione descritta in precedenza, quella cioè davanti ad uno specchio. Francesco si astiene, in questa fase, dal fornire qualsiasi tipo di feedback.

Francesco chiede ad Alice di riprodurre lo schema corretto del rilascio davanti ad un paglione vuoto. Le suggerisce di effettuare numerosi tiri guardando nel vuoto; successivamente tirerà guardando il paglione. Seguirà quindi il procedimento consigliato nella forma base di tiro (tiro guardando nel vuoto, tiro ad un paglione senza visuale, tiro su visuale grande e progressivamente più piccola) della Guida tecnica FITA. Alice può così cominciare a sperimentare le difficoltà connesse alla introduzione della mira. L’attenzione visiva, la cui richiesta è via via sempre maggiore, non deve “disturbare“ l’esecuzione della corretta tecnica.

Allorquando Francesco si rende conto che Alice utilizza stabilmente lo schema corretto per effettuare il tiro, sposta l’accento sull’apprendimento dei parametri e lo fa chiedendole di tirare su bersagli posti a diverse distanze e con diametro diverso, su diverse pendenze e angolazioni.

 

Alice si rende conto adesso di eseguire il rilascio con regolarità e che è pronta a provare il suo ”nuovo rilascio” durante una gara. In un contesto cioè dove è presente un pubblico, altri tiratori e tiratrici, giornalisti,curiosi, etc.. Altri fattori di distrazione possono essere l’importanza del punteggio, la posizione in classifica, il successo di altri concorrenti, l’ambiente rumoroso (gare indoor in particolare) ed infine un ambiente con cui non ha familiarità.

Per aiutare Alice a superare le “distrazioni”, Francesco programma gli allenamenti in situazioni simili al contesto di gara (allenamenti in campi diversi, con altri concorrenti, con spettatori, controllo dei tempi, tabelle segnapunti, etc.) e simulando possibilmente situazioni competitive (generalizzazione).

 

 

Ritorno in gara delle vecchie abitudini

Quando l’atleta si trova in una situazione stressante come quella competitiva tende a tornare alle vecchie abitudini, a ripetere cioè il “vecchio“ rilascio. Questo accade quando gli esiti dei tiri effettuati da Alice non sono del tutto soddisfacenti. Alice è consapevole di aver effettuato un numero maggiore di “vecchi rilasci” piuttosto che rilasci secondo il ”nuovo schema”.

 

Come Francesco può aiutare la sua Allieva?

Francesco decide di fornire ad Alice un segnale verbale (ad esempio, “focalizza l’attenzione sulla corretta tensione dorsale”, “pensa di chiudere l’angolo tra avambraccio e braccio”, lascia che la mano giri attorno al collo”, rilassa la mano e l’avambraccio di trazione”, etc.) che la aiuta a concentrarsi sulla produzione del nuovo schema di rilascio (feedback prescrittivo).

 

Esito

Finalmente Alice , dopo questo lungo e appassionante percorso , si accorge , con grande soddisfazione, che il numero dei rilasci “ vecchi “ diminuisce sempre più e la quasi totalità dei rilasci vengono riprodotti secondo il nuovo schema. Anzi, ed è questo il risultato più atteso ed entusiasmante, si accorge che il rilascio avviene” adesso con minor “consapevolezza cosciente”.

 

 

Considerazione finale

Quando ci si misura nei compiti motori più raffinati si richiede allora sicuramente un bagaglio di disciplina culturale …………….. Paradossalmente si potrebbe affermare che poiché qualsiasi movimento non è mai un <<movimento>> e basta, la sua attuazione coinvolge tutta la personalità del soggetto.”Piero Tati – Linee generali di neurofisiologia del movimento - Soc. Stampa Sportiva Roma

 

Bibliografia

  • Fita – Manuale Fita per Istruttori - Soc: Stampa Sportiva - Roma

  • Richard A. Schimdt/Graig A. Wrisburg – Apprendimento motorio e prestazione – Soc. Stampa Sportiva - Roma

  • Kurt Meinel – Teoria del movimento - Soc. Stampa Sportiva – Roma

  • Robert N. Singer – L’apprendimento delle capacità motorie - Soc. Stampa Sportiva - Roma

  • F. Virgili/M. Riva – Come apprendiamo - Soc. Stampa Sportiva – Roma

  • Kisik Lee & Robert de Bondt- Total Archery - Arco Sport- Roma

  • Dietrich Harre- Teoria dell’allenamento - Soc. Stampa Sportiva- Roma

  • Ray Axford – Archery Anatomy – Souvenir Press London
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