Trucchi    mentali

Capita spesso (purtroppo) che atleti impegnati in gara (o addirittura tecnici sedicenti tali ) si lascino andare a tattiche psicologiche che tendono a far sì che l’avversario pensi al controllo dei suoi movimenti.

Ad esempio un tiratore con l’arco può chiedere “casualmente“ al suo avversario: “che cosa stai facendo oggi di diverso nei tuoi allineamenti ? sembri ben allineato!“ oppure: ”la tua postura è perfetta! non era così!”  o più semplicemente: ”che bel rilascio hai oggi!”.

Se l’avversario (malcapitato e forse anche un po’ ingenuo) comincia a pensare a cosa può esserci di diverso nel suo schema di tiro, pensando quindi a una forma di controllo più cosciente, arriva persino a peggiorarlo (invece di concentrarsi sulla riproduzione del suo abituale e corretto processo).

Allorquando il movimento sia stato perfezionato a livello inconscio, la "cerebrazione" non fa altro che ritardare la risposta arrivando a deteriorare la coordinazione neuromuscolare. Provate a pensare a come si muovono le vostre gambe mentre correte giù per le scale!

Non si tratta di un “trucco mentale“ ma di una vera e propria “scorrettezza“ che ha a che fare con i principi dell’etica comportamentale.

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