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L’albero maestro

          Possiamo considerare l’uomo come una struttura complessa sostenuta da “tiranti“  (muscoli, tendini, legamenti) che agiscono in funzione equilibratrice ed antigravitaria. I “tiranti“ (come  le sartie di un albero  maestro) assicurano il mantenimento della struttura in situazione di “confort“ quando sono in reciproco equilibrio di forze.

        L’equilibrio di tali forze (forza muscolare e forza di gravità) è all’origine del portamento corretto o postura. Il perturbamento di tale equilibrio e, conseguentemente, lo squilibrio tra agonisti ed antagonisti è la causa dei più comuni paramorfismi.

 

 

La colonna vertebrale

         E’ una unita funzionale composta da segmenti interdipendenti fra di loro : un meccanismo perfetto ed altrettanto delicato che consente e determina movimenti e posture.

        La meccanica rachidea è talmente delicata che basta un nonnulla (uno squilibrio fra agonisti ed antagonisti) perché si determinino le condizioni di insorgenza di alterazioni che dal semplice “vizio di atteggiamento“ (a configurazione neuro-muscolare) si và ai  più comuni paramorfismi  (a configurazione capsulo-legamentosa) ed ai più gravi dismorfismi (a configurazione scheletrica).

Nel suo complesso la colonna vertebrale (Testut – Latariet)  è suddivisa in :

  • Cervicale, costituita da 7 vertebre;
  • Dorsale, costituita da 12 vertebre;
  • Lombare, costituita da 5 vertebre;
  • Sacro-coccigea, costituita da 5 vertebre sacrali e  4 o 5 coccigee;

Sul piano antero-posteriore la colonna realizza il suo equilibrio mediante una serie di curve:

  • Lordosi cervicale fisiologica
  • Cifosi dorsale fisiologica
  • Lordosi lombare fisiologica

Possiamo considerare normale o fisilogica una cifosi dorsale quando:

  • la curva  è relativamente mobile
  • l’ampiezza della curva è, secondo Kapandji, di circa 35 gradi                                                            

Bisogna comunque tener presente che “le dimensioni delle curve variano a seconda degli individui, dell’età, del sesso………..“ (Forni e Cappellini)

 

 

I muscoli della colonna vertebrale

              Sulla colonna vertebrale si inseriscono: lo spinale del dorso – il lunghissimo del dorso – l’ileocostale del dorso – il semispinale  del dorso – il multifido della spina – i rotatori del dorso. Partendo dal sacro e dall’ileo ed estendendosi fino all’occipite, i muscoli spinali, poliarticolari, sono responsabili della funzionalità della colonna vertebrale, assicurandone l’antero e postero flessione, la latero-flessione e la rotazione.

 

 

  Dorso curvo giovanile - Le cause  

Quando "per il persistere di un atteggiamento scorretto" (vizio posturale, debolezza, indolenza)  la muscolatura del dorso non sostiene più la colonna vertebrale, questa cede in avanti diventando inizialmente - per il carico e la gravità - un paramorfismo o atteggiamento curvo. 

  • l'allungamento e la perdita di trofismo della muscolatura del dorso ha come contraltare l'accorciamento e l'ipertonia dei rmuscoli pettorali e la retrazione dei legamenti anteriori. 

 Tale atteggiamento, trascurato, porta inevitabilmente alla stabilizzazione favorita  dalla deformazione irreversibile dei corpi vertebrali che da quadrangolari diventano "cuneiformi" per effetto della legge di Delpech ("dove maggiore è il carico, minore è l'osteogenesi"). 

    L ’ipercifosi si trova, nella maggior parte dei casi, associata a spalle addotte ed anteriorizzate e, spesso, ad una iperlordosi di compensazione con funzione equilibratrice della statica.

           Tale dismorfismo, che conferisce al soggetto un particolare habitus, necessita di un trattamento fisico il cui esito è legato alla precocità del trattamento stesso.

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    Concetti informatori di un trattamento

           Il trattamento di un dorso curvo giovanile deve rispondere ad un protocollo che preveda innanzitutto la ricerca della corretta postura. Abbiamo già detto che gli atteggiamenti viziati, mantenuti per lungo tempo, portano all’instaurarsi di squilibri, di turbe nel sinergismo funzionale dei vari gruppi muscolari. Oltre naturalmente a degenerare in veri e propri dismorfismi.

            Nel trattamento di un dorso curvo assume fondamentale importanza, oltre al lavoro sugli estensori del rachide, la rieducazione dei muscoli addominali che si presentano quasi sempre ipotonici. L' ipotonia dei muscoli addominali è causa della caduta dell' addome in avanti con conseguente accentuazione, come dianzi detto, della lordosi lombare ("quando il ventre se ne viene (in avanti), il dorso se ne va (indietro)" - Thooris).   Il protocollo di esercizi suggerito da S. Pivetta ("la ginnastica correttiva nel trattamento dei paramorfismi giovanili"), e praticato per tantissimi anni con opportuni adattamenti, ha dato risultati lusinghieri.

     

    Cosa succede alla gabbia toracica?  Ad un dorso curvo si accompagna in genere un “ deficit respiratorio “ causato dalla ipotonia del dentato anteriore  i cui punti di inserzione vanno dal bordo mediale della scapola alle prime dieci costole. Il dorso curvo provoca uno ava "scivolamento" delle scapole in avanti e verso il basso. Questo allontanamento dei punti di inserzione diminuisce l’efficacia della contrazione del dentato anteriore che, non trovando più un punto fisso sulla scapola, non è più in grado di sollevare efficacemente le prime dieci costole, compromettendo quindi la normale espansione dello apparato respiratorio.

    Quali conseguenze per il tiratore con l’arco?  Altra conseguenza della ipotonia del dentato anteriore è quella di indebolire l’azione di traslazione laterale ( movimento di allontanamento del margine vertebrale della scapola dalla linea apofisaria rachidea) che si attua grazie ai seguenti muscoli: dentato anteriore e piccolo pettorale. La conseguenza per il tiratore con l’arco è quella di non riuscire a contrastare l’azione di trazione  con una efficace contrapposizione (push and pull ).

    La stessa cosa dicasi per i muscoli che si ”intrecciano” sul dorso (trapezio, romboidei ) che diventano ipotonici a causa del loro allungamento ed allontanamento dei punti di inserzione.

    Si intuiscono le difficoltà che la situazione sopradescritta comporta nella esecuzione di gesti sportivi (il tiro con l’arco è un esempio classico) che interessano soprattutto i muscoli del dorso e del cingolo scapolo-omerale.

     

     

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